Una selezione di traduzioni a cura Gordiano Lupi

Cuentos Fríos – Racconti Freddi di Virgilio Piñera – Edizioni Il Foglio, 2017
Pag. 160 – € 15,00
Il 1961 è l’anno decisivo della crisi di rapporti tra Piñera e la Rivoluzione. Lo scrittore non sopporta l’idea di un’arte sottomessa a un disegno politico e critica la messa al bando di libri e pellicole considerate controrivoluzionarie. Il famoso discorso agli intellettuali di Fidel Castro rappresenta la consacrazione di una politica che non può vedere Piñera al fianco di chi imbavaglia gli intellettuali. “Nella Rivoluzione tutto. Fuori della Rivoluzione niente. Il primo diritto della Rivoluzione è quello di esistere. Contro la Rivoluzione non può essere ammessa un’attività intellettuale che ne metta in pericolo l’esistenza”. Sono parole di Fidel Castro. Resta famosa la breve replica di Virgilio Piñera: “Ho molta paura. Non so perché ho questa paura, però so che è la sola cosa che voglio dire”. Virgilio Piñera (Cárdenas, 4 agosto 1912 – La Habana, 18 ottobre 1979), fondamentale autore cubano di racconti e brevi romanzi, opere teatrali (molte commedie sono state da me tradotte ma sono ancora inedite) e di un grande libro di poesia (La isla en peso, 1943, da me tradotto in Italia come Il peso di un’isola). Ricordiamo tra i romanzi La carne di René (1952) e tra le opere teatrali Electra Garrigó (1959).  Importanti opere teatrali sono Jesús e Falsa alarma (da me tradotte in italiano, ma inedite), prime esperienze di teatro dell’assurdo, precedenti a La cantante calva di Eugene Ionesco. Premio Casa de las Americas nel 1968 per Dos viejos pánicos, rappresentato a teatro nei primi anni Novanta. Dal 1971 subisce un duro ostracismo da parte delle istituzioni ufficiali cubane, sia per le sue idee non allineate che per una mai nascosta omosessualità. Muore il 18 ottobre del 1979, tre anni dopo Lezama Lima. I suoi resti sono sepolti nel cimitero di Cárdenas. In tempi recenti Cuba gli ha finalmente riconosciuto meritati onori, oltre a una giusta riabilitazione morale e letteraria. Non ha fatto in tempo a goderne i frutti, purtroppo. Gli scrittori sono più utili da morti…
FIABE CUBANE – Edizioni Il Foglio, 2014
Pag. 120 – € 12,00 – ISBN 9788876064883
Per la prima volta tradotte in Italia le fiabe della tradizione cubana e i racconti per ragazzi di José Martí. Il volume contiene le fiabe popolari raccolte da Herminio Almendros (1898 – 1974), pedagogo ispano – cubano noto per aver pubblicato Había una vez (C’era una volta) e una selezione di racconti tratti dalla rivista L’età d’oro di José Martí. Traduzione di Gordiano Lupi.

Fuori dal gioco – di Heberto Padilla
Edizioni Il Foglio, 2013 – Pag. 160 – Euro 12

“Fuori dal gioco è un libro che mi sembra così lontano e irreale, pare scritto in un’altra lingua, in un altro mondo, ma è il mio segno distintivo, la mia cifra artistica, quasi il mio onore. Non è un libro, è un simbolo di misteriosa lealtà fuori dal tempo, una serie di liriche che mi commuove rivedere dopo tanti anni. Sono contento che possano venire lette dai cubani di un’altra generazione”, scrive Heberto Padilla nel 1998, due anni prima di morire. Heberto Padilla (Pinar del Rio, 1932 – Alabama, 2000). Il suo più importante libro di poesia è Fuera del Juego (premio Julián del Casal, concorso UNEAC, 1968), ma vanno citati anche i precedenti: Las rosas audaces (1949) e El justo tiempo humano (1962) e i successivi: Provocaciones (1973), El hombre junto al mar (1981), Un puente, una casa de piedra (1998). Padilla scrive anche due romanzi come El buscavidas (1963) e En mi jardín pastan los héroes, (1986) e un saggio autobiografico come La mala memoria (1989). Di Heberto Padilla niente risulta edito in italiano, a parte un’esaurita (e ormai fuori catalogo) edizione Mondadori de Nel mio giardino pascolano gli eroi. Fuera del juego è il simbolo della disillusione rivoluzionaria, il libro che mette a nudo tutte le menzogne del castrismo e che mostra il vero volto della dittatura. Heberto Padilla è uno dei poeti contemporanei più importanti in lingua castigliana. Nel 1967 si trova al centro di una polemica ideologica a causa del suo libro Fuera del juego. Nella primavera del 1971 il mondo conosce il Caso Padilla, una grande farsa montata dalle autorità culturali cubane che ricorda i processi sovietici, durante i quali gli intellettuali di prestigio, principalmente poeti e scrittori, venivano costretti a ritrattare le loro opere in una sorta di autocritica pubblica. Il Caso Padilla è la prima ferita aperta della Rivoluzione Cubana e la prima vera crisi attraversata dal “paradiso comunista”. Heberto Padilla viene demolito dai membri dell’UNEAC (Nicolas Guillén in testa) che seguono alla lettera le indicazioni di Fidel Castro che lo definisce “un uomo ambizioso, iscritto al cenacolo dei poeti e degli intellettuali da salotto con il solo interesse di elevarsi in una società decadente”. Le opinioni internazionali sul Caso Padilla si dividono. Il caso Padilla provoca una rottura tra gli intellettuali della sinistra mondiale e la Cuba castrista. Ci sono proteste e pressioni da parte di intellettuali come Jean-Paul Sarte, Carlos Fuente e Mario Vargas Llosa. Padilla chiede a Castro il permesso di lasciare il paese, ma gli viene negato. È soltanto grazie alla pressione di Sartre, Simone de Beauvoir, Alberto Moravia, Mario Vargas Llosa, che, nel 1980, Padilla viene liberato e autorizzato a lasciare il paese. In questo stesso anno conclude il romanzo En mi jardín pastan los heroes, che viene tradotto in sette lingue, persino in italiano (Nel mio giardino pascolano gli eroi, Mondadori – purtroppo fuori catalogo). Nel settembre del 2000, Padilla muore negli Stati Uniti, in una stanza di hotel dell’Alabama, per un infarto cardiaco (Gordiano Lupi).

Un romanzo geniale: Letteratura, con la L maiuscola (El País). Estela Morris, la conturbante ninfa del titolo di questa storia nostalgica e spassosa, solare e rocambolesca, ha appena sedici anni quando il protagonista del romanzo (dichiaratamente autobiografico) la incontra sulla calle 23 dell’Avana e si lascia convincere per amore a diventare suo complice in un delitto… Nelle parole dello stesso Cabrera Infante, «Estela è il sogno della mia Avana di tanti anni fa, quando credevo in un mondo migliore. Era il mio sogno d’amore, che rivivo ogni notte quando ripenso alla mia Cuba, isola incantata di cui ero esploratore e guida. In quel periodo L’Avana era il centro del mio universo, percorrerla era un viaggio intergalattico tra due soli, ed Estela era una bambina vestita da eroina francese». Il romanzo postumo di un grande narratore, una pirotecnia di calembour e gag comiche, uno scrittore da riscoprire. Con un saggio di Mario Vargas Llosa.

Minimum Fax/Sur, 2012
Pag. 300 – Euro 15 – 978-88-97505-14-3
LA PATRIA È UN’ARANCIA – Felix Luis Viera
€ 15,00 – Pag. 200 – ISBN 9788876063138
Edizioni Il Foglio
Traduzione a cura di Gordiano Lupi
UN POETA LONTANO DALLA PATRIA
Félix Luis Viera e la nostalgia di un esiliato Félix Luis Viera è noto in Italia per aver pubblicato Il lavoro vi farà uomini (L’ancora del mediterraneo, Napoli – titolo originale Un ciervo herido), un romanzo verità che racconta la terribile esperienza delle UMAP, centri di rieducazione e lavoro per antisociali (dissiddenti, omosessuali, religiosi, rockettari…) creati dalla fantasia malata del comunismo cubano nei primi anni Sessanta. Molte opere di Viera sono inedite nel nostro paese, ma meriterebbero di essere tradotte, perchè è uno scrittore dallo stile colto e rafinato che ha il coraggio di raccontare il vero volto dell’isola caraibica. La patria è un’arancia è una raccolta basata sulla nostalgia per una terra lontana, la stessa nostalgia che provava Cabrera Infante da Londra immaginando L’Avana senza poter sentire il profumo del suo mare. Félix Luis Viera costruisce poesia d’amore e nostalgia. paragona la patria al corpo di una donna che gli ha permesso di avere meno nostalgia, tra freddo e solitudine. Descrive un rapporto d’amore intenso alternando similitudini delicate e immagini lascive, fino a immaginare che un giorno la patria comincerà in un prato e terminerà tra le gambe di una donna. L’amore è l’unica salvezza, secondo il poeta in esilio, la sola cosa che toglie dalla disperazione, dal rimpianto e che fa nutrire la speranza che un domani qualcosa possa cambiare. Félix Luis Viera ci regala una stupenda poesia d’amore che si trasforma in accorato canto politico per il futuro della sua terra.
Gordiano Lupi
Gugulandia – un fumetto di di Hernán Henríquez
A cura di Gordiano Lupi – Introduzione di Yoani Sánchez – Cagliostro Press – Pag. 110
Euro 11,90 – ISBN 978-88-95114-54-5
Come in ogni cosmogonia che si rispetti, Gugulandia è uno specchio di tutti gli universi possibili. La sillaba gu rappresenta il primo tentativo umano di comunicare con i propri simili, quindi questo è il paese di chi dialoga, pone domande e tenta di dare risposte, dove non mancano innocenza, ambizione, paura, superbia e gli infiniti problemi che provoca in ogni tempo la convivenza tra le persone. Hernán Henríquez (L’Avana, 1941) ha avuto bisogno soltanto di sette personaggi per creare questo mitico e remoto luogo della storia umana: il re, lo stregone, l’artista, il cacciatore, la donna e un bambino, soprannominato “il piranha” per il suo appetito vorace. Non dimentichiamo “i placatanes”, enormi animali che in certi casi perseguitano e in altri alimentano la tribù. Tutto questo è stato raccontato nelle pagine della stampa ufficiale cubana dal 1964 al 1980, gli anni di maggior intolleranza del processo rivoluzionario. (dalla prefazione di Yoani Sánchez)